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Filippo Caracciolo

Il principe Filippo Caracciolo di Castagneto nacque a Napoli il 4 marzo 1903. Laureatosi in Scienze Economiche e Commerciali, nel 1934 entrò al Ministero degli Affari Esteri, ricoprendo incarichi diplomatici in Turchia, in Svizzera ed a Strasburgo.

Nel 1944 fu eletto segretario della Giunta Esecutiva permanente scaturita dal Congresso di Bari dei Comitati di Liberazione e nell'aprile dello stesso anno assunse la carica di sottosegretario agli Interni nel secondo governo Badoglio. Fu anche Segretario del Partito d'Azione e, dal 1949 al 1954, Segretario Generale aggiunto del Consiglio d'Europa.

Nel 1944 fu nominato Commissario Straordinario dell'ACI e nel 1951 venne eletto Presidente, mantenendo la carica senza interruzioni nelle successive elezioni fino alla sua improvvisa morte, avvenuta il 16 luglio 1965. Fu anche Presidente della FIA (Federation Internationale de l'Automobile) e di "Italia Nostra", nonché vicepresidente dell'Organizzazione del Turismo e dell'Automobile (OTA), consigliere ANFIA e presidente o consigliere di numerosi altri enti, tra cui SARA Assicurazioni, L'Editrice dell'Automobile, Cofige, Sicreo, Sacop, nonché direttore della rivista sociale dell'ACI dal 1948 al 1950.

Svolse anche un'intensa attività pubblicistica e letteraria; nella narrativa, fu apprezzato autore di I canti di ognuno, Il passaggio d'Irene, I trionfi, Il vivaio, Napoli 1943-1945.

Filippo Caracciolo ha lasciato un'impronta indelebile nella storia dell'ACI.

A lui è legata la rinascita dell'Automobile Club d'Italia nel dopoguerra, nella sua connotazione di federazione di Automobile Club indipendenti. Durante la sua lunga presidenza l'Italia si trasformò, la motorizzazione divenne un fenomeno di massa e gli italiani scoprirono il piacere del turismo e la libertà di viaggiare in automobile. Filippo Caracciolo seguì con interesse e passione questo sviluppo, con mente aperta ad ogni iniziativa vantaggiosa per lo sviluppo di quegli elementi positivi e per la difesa degli automobilisti. Ma si impegnò anche per grandi iniziative di educazione stradale, per le quali fu insignito dal Ministero della Pubblica Istruzione della medaglia d'oro di benemerito della scuola e della cultura. Anche l'automobilismo sportivo ebbe in lui un difensore ed un entusiasta sostenitore, secondo la più gloriosa tradizione dell'Automobile Club d'Italia.