Sei in Home / La Fondazione / Notizie ed Eventi / I dati ISTAT-ACI sull'incidentalità stradale in Italia nell'anno 2012

I dati ISTAT-ACI sull'incidentalità stradale in Italia nell'anno 2012

Categoria: Primo piano

07.11.2013

Diminuiscono i sinistri (-9,2%), i morti (-5,4%) e i feriti (-9,3%), ma c'è ancora tanto da fare.

Roma,  6 novembre  2013 - Diminuiscono gli incidenti stradali in Italia. E’ quanto emerge dall’ultimo Rapporto ACI-ISTAT, secondo cui nel 2012 sono stati registrati 186.726 sinistri con lesioni a persone (-9,2% rispetto all’anno precedente), che hanno causato 3.653 morti (-5,4%) e 264.716 feriti (-9.3%). Ogni giorno sulle nostre strade si verificano 512 incidenti con 10 morti e 725 feriti. L’Italia conta più di 60 morti per incidente ogni milione di abitanti, mentre la media europea è 55.
Anche se gli incidenti più gravi avvengono sulla rete extraurbana, il pericolo corre in città. Malgrado un calo complessivo del 10% di sinistri e decessi, sulle strade urbane si conta il 75% degli incidenti con il 42% delle vittime e il 72% dei feriti. Venezia e Napoli le città dove i sinistri hanno conseguenze più gravi con 1,5 morti ogni 100 incidenti (la media nei grandi comuni è di 0,8 e Milano, Genova e Bari segnano appena 0,5).
Il weekend si conferma il periodo più a rischio. Nelle notti di venerdì e sabato si concentra il 42% dei sinistri e delle vittime complessive delle ore notturne. Nell’arco della settimana il picco degli incidenti si verifica tra le ore 18 e le 19, in corrispondenza del rientro a casa dagli uffici.
La distrazione è la prima causa di incidente (16,6%), seguita dalla mancata osservanza della segnaletica (16,2%) e dalla velocità elevata (11,2%). Tra i giovani 20-24enni si conta il maggior numero di morti e feriti, ma è tra gli ultraottantenni l’aumento più elevato dei decessi: +14% rispetto al 2011 per gli 80-84enni e addirittura +25% per gli 85-89enni. Aumentano le vittime tra i ciclisti (+2,5%) e calano tra i pedoni (-4,4%).


“Questi numeri dimostrano che i progetti e le iniziative per la sicurezza stradale danno sempre buoni frutti – dichiara il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – ma nessuno può gioirne, perché 3.653 croci misurano ancora il fabbisogno di formazione per i conducenti e l’inadeguatezza delle nostre strade. Soprattutto in città bisogna fare di più, ma se il 95% degli incidenti è imputabile al comportamento scorretto degli utenti della strada, continueremo a pagare con il sangue la domanda di mobilità del Paese finché non si attuerà una riforma del sistema educativo dei conducenti: serve un percorso di formazione continua che parta dalle scuole, si consolidi nelle autoscuole e si aggiorni periodicamente con i corsi di guida sicura, prevedendo abilitazioni progressive per auto più potenti”.

“Con la nuova decade di iniziative per la Sicurezza Stradale 2011-2020 – afferma il presidente dell’Istat, Antonio Golini - l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha lanciato la sfida di dimezzare ulteriormente il numero delle vittime sulle strade e ha posto l’obiettivo di diminuire, entro il 2020, il numero dei feriti con lesioni gravi e invalidanti a seguito di incidenti stradali. Per questa finalità è necessaria l’adozione di una definizione univoca e internazionalmente riconosciuta di lesione grave. La Commissione Europea, sentiti i Paesi Membri, ha proposto una metodologia standard basata sull’utilizzo di classificazioni internazionali e di dati sanitari. L’Italia sta procedendo ad una sperimentazione con il contributo dell’Istat, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Ministero della Salute”.

“Non piovono incidenti. La straordinaria ripetitività con cui si verificano gli incidenti stradali ci invita ad agire con forza e tempestività – sostiene Ennio Cascetta, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Filippo Caracciolo –. L’80% degli incidenti si verifica da oltre 20 anni nel 20% dei luoghi.  Tradotto in chiave propositiva significa che se intervenissimo sulla messa in sicurezza delle infrastrutture pericolose, soprattutto le strade extraurbane a doppio senso e le strade urbane, in tempi rapidissimi e con investimenti contenuti potremmo ridurre drasticamente il numero dei morti e feriti”.


Leggi il rapporto integrale ACI-ISTAT

La localizzazione degli incidenti stradali 2012