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10 anni di patente a punti. Un’occasione persa!

Categoria: Primo piano

02.05.2013

Il 1 luglio 2013 la patente a punti spegne la sua decima candelina.

 

A distanza di un decennio è possibile formulare un primo giudizio sull’efficacia di una misura per la quale l'Automobile Club d'Italia si è a lungo battuta. I sostenitori di questo strumento erano e sono convinti che in aggiunta ad un sistema sanzionatorio esclusivamente pecuniario dovesse affiancarsi una misura idonea a suscitare negli utenti una maggiore deterrenza.Il legislatore riteneva che il rischio di perdere la patente potesse indurre gli automobilisti ad assumere comportamenti più responsabili alla guida determinando così una riduzione degli incidenti con-causati dal fattore umano. Infatti, a fronte dei progressivi miglioramenti nella sicurezza delle infrastrutture stradali e dei veicoli, serviva anche una leva per incidere sul comportamento dell’uomo.
Al suo esordio la patente a punti si è rivelata uno strumento di prevenzione straordinario. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la riduzione degli incidenti è avvenuta addirittura prima della sua entrata in vigore, per effetto delle importanti campagne di informazione che l’hanno preceduta. Nel gennaio 2004, poco dopo l’entrata in vigore della riforma, c’è stato un picco di diminuzione del numero di feriti registrato rispetto al valore atteso (-23%).
I problemi sono arrivati poco dopo. Anche trascurando il così detto “effetto di rientro” che può considerarsi fisiologico, è innegabile che la misura abbia perso gran parte della sua efficacia per due principali ordini di motivi: il primo, forse meno grave, dovuto all’intervento della Corte Costituzionale, che ha, di fatto, offerto ai trasgressori una comoda via d’uscita. Oggi i conducenti “multati” possono scegliere di pagare una sanzione pecuniaria per evitare di perdere “punti”.
Questa soluzione finisce per penalizzare in modo differenziato poveri e ricchi. Una misura che nasceva anche dall’idea di perseguire con la stessa incisività categorie di trasgressori meno sensibili alle sanzioni pecuniarie ha finito per mancare i suoi obiettivi.
Il secondo motivo è legato alla mancanza di controlli adeguati. In dieci anni sono stati ritirati 85 milioni di punti patente. Se si divide il numero di punti persi per il totale delle patenti, risulta che in media nell’arco dell’intero decennio ogni guidatore ha perso meno di 3 punti. Un numero così esiguo di punti sottratti è il frutto di comportamenti virtuosi degli automobilisti o di una ancora non adeguata azione di controllo?

Lo strumento della patente a punti, in teoria molto efficace, rischia di perdere incisività se si considera che ogni due anni senza infrazioni i punti ritornano a 20 e che si può anche aumentare la disponibilità di punti sulla patente.
A dieci anni dall’introduzione dell’Istituto, si può dire che in Italia si siano registrate luci e ombre.

È compito di tutti i protagonisti istituzionalmente preposti creare le condizioni giuridiche e culturali per fermare il quotidiano stillicidio che si consuma ogni giorno sulle nostre strade.